sabato 27 dicembre 2014

Messori, il papa Bergoglio e il Natale

Un cattolico doc come Marcello Messori, sul Corriere, parla di papa "imprevedibile":
"Credo sia onesto ammetterlo subito: abusando, forse, dello spazio concessomi, ciò che qui propongo, più che un articolo, è una riflessione personale. Anzi, una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta. Ma sì, rimandata perché la mia (e non solo mia) valutazione di questo papato oscilla di continuo tra adesione e perplessità, è un giudizio mutevole a seconda dei momenti, delle occasioni, dei temi. Un Papa non imprevisto: per quanto vale, ero tra quelli che si attendevano un sudamericano e un uomo di pastorale, di esperienza quotidiana di governo, quasi a bilanciare un ammirevole professore, un teologo sin troppo raffinato per certi palati, quale l’amato Joseph Ratzinger. Un Papa non imprevisto, dunque, ma che subito, sin da quel primissimo «buonasera», si è rivelato imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato tra i suoi elettori."
Nell'articolo di Messori si dice anche che in America Latina i cattolici stanno diventando una minoranza. Ma non a causa di un'alternativa ateista, ma per il passaggio dei catt. al protestantesimo pentecostale. Ovvero via simboli, santi, figure, celebrazioni varie, ritenute pagane, e ritorno a un ideale religioso piu' spirituale e a una morale privata e pubblica rigorosa.
In Brasile e' una valanga.

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domenica 22 giugno 2014

Il più interessante dei nuovi filosofi italiani, Kant e Putin

C'e' un giovanotto che dice di essere un filosofo. E viene addirittura gratificato da menti gentili come "il più interessante dei nuovi filosofi italiani". Ma se vai a vedere dove bazzica, trovi che fa il ricercatore a tempo determinato presso un'universita' che porta il nome di un ospedale milanese, con tanto di "San" davanti. Qualche giorno fa ha rilasciato un'intervista dove con aria ispirata afferma che se sta con Putin e' grazie a Kant. Ora verrebbe da dire... glielo avranno detto al "più interessante" che Kant e' un liberale e che quando parla della Rivoluzione francese la descrive come quell' "evento del nostro tempo per il quale è lecito sperare nel progresso del genere umano"? E glielo avranno detto che in Russia, come si vede dalla foto (anche se non ce ne era bisogno per arrivarci), c'e' ancora il Medioevo? Ma forse, senza avere il coraggio di dirlo, e' proprio quest'ultimo che gli piace.
LPF


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venerdì 21 marzo 2014

Il Tea Party Italia, dalla denuncia della tasse al secessionismo

Il leader del Tea Party Italia, Giacomo Zucco, si schiera per la secessione del Veneto.
E’ di questi giorni la notizia che in Veneto, promossa da una costellazione di movimenti, in gran parte di ispirazione cattolica, con ampie tinte di integralismo, di un referendum indetto online per l’indipendenza del Veneto. Ovviamente niente di significativo dal lato dell’impatto istituzionale, ma certamente, se i numeri fossero alti, di una qualche valenza politica. Dietro c’è anche la Lega nord e il governatore del Veneto, Luca Zaia, già ministro per le politiche agricole nel governo Berlusconi IV, un politico di lungo corso, di scuola leghista. Ebbene, stando agli organizzatori, sembra che i numeri dei votanti online siano niente male. Dice Zaia: «Io non mi accredito risultati ottenuti da altri. Noi abbiano partecipato ai gazebo, offrendo il nostro sostegno… certamente il tema del referendum è sentito. In Consiglio regionale la proposta di un referendum consultivo è sul tavolo della commissione affari istituzionali. Ben vengano iniziative come questa, che confermano come i nostri cittadini guardano con modernità al tema. In Consiglio vogliamo iniziare una dialettica simile a quella avvenuta in Catalogna. Il dibattito Barcellona-Madrid diventerà quello Venezia-Roma». La modernità consisterebbe, inutile girarci intorno, nella piena indipendenza del Veneto dall’Italia. Un sostegno deciso all’iniziativa è venuto dal leader Tea Party Italia, Giacomo Zucco. Il TPI è un movimento che si ispira a quello analogo americano, patriottico il secondo, separatista il primo. Scrive Zucco nella sua pagina FB: «Può anche darsi che votare su internet per l’indipendenza del Veneto sia un esercizio inutile. Ma può permettersi questa considerazione solo chi non indulge mai in un esercizio così SOMMAMENTE inutile, ridicolo, superstizioso e statisticamente nullo come votare nelle cabine elettorali della Repubblica Italiana per “scegliere” parlamento e governo».

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Il leader del Tea Party Italia, Giacomo Zucco, si schiera per la secessione del Veneto

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lunedì 17 marzo 2014

I referendari post-Crimea

Si sta assistendo a un'orda di referendari dell'ultima ora, grazie alla Russia. Bene, vedremo. Tutti assieme, rifondaroli, social-nazisti (spesso senza saperlo), craxiani con il cervello cotto, e nemici giurati di tutto cio' che significa occidente e stato di diritto (cioe' Usa-Gb, ecc.), infine oltreteverini (i veri ispiratori, ma molto dietro le quinte, come registi), a tutti costoro, assetati di "battaglie" e di sangue, suggerisco un prossima tema referendario: la Cecenia. Poi vediamo che dice Putin, chi si propone si faccia avanti, a me vien da ridere.
LPF


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martedì 11 febbraio 2014

Un piccolo eroe, il partigiano Guido Pasolini

Questa e' la versione di Pier Paolo Pasolini sulla morte del fratello Guido, partigiano del Partito d'Azione (laici), per mano delle brigate Garibaldi (comunisti), mi pare piu' che sufficiente

: « Sulle montagne, tra il Friuli e la Jugoslavia, Guido combatté a lungo, valorosamente, per alcuni mesi: egli si era arruolato nella divisione Osoppo, che operava nella zona della Venezia Giulia insieme alla divisione Garibaldi. Furono giorni terribili: mia madre sentiva che Guido non sarebbe tornato più. Cento volte egli avrebbe potuto cadere combattendo contro i fascisti e i tedeschi: perché era un ragazzo di una generosità che non ammetteva nessuna debolezza, nessun compromesso. Invece era destinato a morire in un modo più tragico ancora.
Lei sa che la Venezia Giulia è al confine tra l’Italia e la Jugoslavia: così, in quel periodo, la Jugoslavia tendeva ad annettersi l’intero territorio e non soltanto quello che, in realtà, le spettava. È sorta una lotta di nazionalismi, insomma. Mio fratello, pur iscritto al Partito d’Azione, pur intimamente socialista (è certo che oggi sarebbe stato al mio fianco), non poteva accettare che un territorio italiano, com’è il Friuli, potesse esser mira del nazionalismo jugoslavo. Si oppose, e lottò. Negli ultimi mesi, nei monti della Venezia Giulia la situazione era disperata, perché ognuno era tra due fuochi. Come lei sa, la Resistenza jugoslava, ancor più che quella italiana, era comunista: sicché Guido, venne a trovarsi come nemici gli uomini di Tito, tra i quali c’erano anche degli italiani, naturalmente le cui idee politiche egli in quel momento sostanzialmente condivideva, ma di cui non poteva condividere la politica immediata, nazionalistica.
Egli morì in un modo che non mi regge il cuore di raccontare: avrebbe potuto anche salvarsi, quel giorno: è morto per correre in aiuto del suo comandante e dei suoi compagni. Credo che non ci sia nessun comunista che possa disapprovare l’operato del partigiano Guido Pasolini. Io sono orgoglioso di lui, ed è il ricordo di lui, della sua generosità ... »

Guido Pasolini



Qui c'e' una lettera di Guido al fratello Per Paolo, dove si spiega il motivo della contrapposizione con le brigate Garibaldi.

lunedì 10 febbraio 2014

Il giovane partigiano Guido Pasolini scrive al fratello Pier Paolo

Guido Pasolini, "Ermes", giovanissimo partigiano della formazione Osoppo (lui era del Partito d'Azione, "laici" ) viene assassinato (insieme ad altre decine di commilitoni) dai partigiani delle Brigate Garibaldi (comunisti) capeggiati da Mario Toffanin. In questa lettera a Pier Paolo c'e' la spiegazione del perche' accadde. Lui dice in sostanza: essere italiani, cioe' difendere il proprio paese, non ha nulla a che fare con il fascismo e il comunismo.

«Pier Paolo Carissimo: (...) ti metto senz'altro al corrente della nostra situazione come si presenta alla data di oggi 27 Novembre. (...) Si riorganizza la brigata: in breve tempo raggiungiamo i 600 uomini nella vallata Attimis-Subit. Si entra in contatto con i mandanti delle 2 brigate Garibaldi che fiancheggiano il nostro schieramento: si forma la divisione Garibaldi-Osoppo, si firma un patto di amicizia con gli sloveni che, slealmente hanno cominciato la propaganda slovena nel territorio da noi occupato. (...) In quegli stessi giorni giunge una missione slovena inviata da Tito: si propone l'assorbimento della nostra divisione da parte della Armata slovena: ci fanno capire fra l'altro che qualora facessimo parte dell'esercito sloveno eviteremmo il disarmo. Il comandante di divisione Sasso (un garibaldino) tentenna, il vice comandante Bolla (Osoppo) pone un energico rifiuto. Gli sloveni se ne vanno scontenti. Il comandante Sasso promette solennemente a Bolla (...) che della questione non si sarebbe più parlato. (...) I presidi garibaldini fanno di tutto per demoralizzarci e indurci a togliere le mostrine tricolore (A [Memino] un commissario garibaldino mi punta sulla fronte la pistola perché gli ho gridato in faccia che non ha idea di che cosa significhi essere "Uomini liberi", e che ragionare come un federale fascista [infatti nelle file garibaldine si è "liberi" di dire bene del comunismo], altrimenti sei trattato come "Nemico del proletario" (Nientemeno!) oppure "Idealista che succhia il sangue del popolo" (senti che roba!)) A fronte alta dichiariamo di essere italiani e di combattere per la bandiera italiana, non per lo "straccio" russo. (...) Gli sloveni frattanto approfittano della situazione ed entrano in trattative col comando garibaldino (si riparla dell'antico progetto di assorbimento delle nostre formazioni da parte slovena) Bolla strepita: ma oramai non ha più l'autorità che novecento uomini pronti a tutto gli davano ... Il delegato sloveno fa comprendere a Bolla che la sua presenza non è gradita ai colloqui, Bolla raccoglie i suoi uomini e si allontana dignitosamente. Raggiungiamo la zona Prosenicco-Subit-Porzus e quivi ci riorganizziamo. Passano una ventina di giorni. Frattanto Enea (lasciato a Codromaz come osservatore) ci fa sapere che i garibaldini lo hanno rassicurato (la notizia dell'accordo con gli sloveni viene solennemente smentita) ... Ci raggiunge a Porzus: siamo al 2 novembre. Il giorno dopo giunge al nostro comando il comandante della divisione "Garibaldi" Sasso. Ha un lungo colloquio con Bolla (smentisce di nuovo solennemente la notizia dell'accordo con Tito e promette che mai più ne riparlerà) tenta di riconciliarsi con la brigata Osoppo oramai riorganizzata... Il 7 novembre, anniversario della rivoluzione russa per tutti i reparti garibaldini si festeggia l'avvenuta unione con le truppe slovene. L'accordo era stato firmato prima delle famose solenni smentite!!! Gran parte però dei garibaldini non voleva l'accordo (deciso da pochi uomini) molti piangono di rabbia e non vogliono sostituire la stella rossa alla stella tricolore. Alcuni ottengono di passare nelle file dell'Osoppo e ci raccontano che i commissari garibaldi hanno iniziato una propaganda di intimidazione fra i reparti...
Una delle clausole dell'accordo con gli sloveni è la seguente: I reparti garibaldini si impegnano di effettuare una leale propaganda in favore degli sloveni e di mobilitare la popolazione maschile nelle zone sotto il loro controllo. I mobilitati non possono far parte di formazioni italiane ma devono entrare in reparti sloveni! Quattro giorni fa si presenta al nostro comando il famigerato commissario Vanni: dichiara al nostro comandante Bolla: "Per ordine del maresciallo Tito la prima brigata Osoppo deve sgomberare la zona (territorio di influenza slovena) a meno che non acconsenta ad entrare nelle formazioni slovene" Siamo arrivati dunque al vertice della parabola: come andrà a finire? Udine è a 12-16 km di distanza.
La nostra parola d'ordine per ora è di rispondere ad una sleale propaganda anti-italiana con una propaganda più convincente.(...) dovresti scrivere qualche articolo che fa al caso nostro (...) con qualche poesia magari, in italiano e friulano (...) Negli articoli cerca appena di sfiorare gli argomenti suaccennati: devi essere un italiano che parla agli italiani.
Mi dimenticavo: i commissari garibaldini (la notizia ci giunge da fonte non controllata) hanno intenzione di costruire la repubblica (armata) sovietica del Friuli: pedina di lancio per un la bolscevizzazione dell'Italia!! Ti mando una copia del programma del partito d'azione al quale ho aderito con entusiasmo (...) è bene che tu sappia com'è la situazione anche perché ho bisogno se non altro dei tuoi consigli. Comprendo perfettamente che molto probabilmente tu non hai avrai né tempo né voglia di compilare gli articoli su accennati comunque se hai intenzione di farli: falli al più presto (...) Se non altro almeno scrivi a me qualche riga ... Ti bacio con grandissimo affetto. Guido (...) »

(Guido Pasolini al fratello Pierpaolo, 27 novembre 1944)

Pier Paolo Pasolini poi scrisse:
« I miei compagni comunisti farebbero bene, io credo, ad accettare la responsabilità, a prepararsi a scontare, dato che questo è l’unico modo per cancellare quella macchia rossa di sangue che è ben visibile sul rosso della loro bandiera. »

(Pier Paolo Pasolini, 1948)

Pier Paolo Pasolini descrive la morte del fratello per mano dei partigiani garibaldini.